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Taken 3 recensione, il peggiore dei tre capitoli Taken 3 recensione, il peggiore dei tre capitoli
1.5
Dopo aver lottato per difendere i suoi affetti più cari, in Taken 3, Bryan Mills dovrà darsi da fare per salvare soprattutto se stesso.... Taken 3 recensione, il peggiore dei tre capitoli

Dopo aver lottato per difendere i suoi affetti più cari, in Taken 3, Bryan Mills dovrà darsi da fare per salvare soprattutto se stesso. Accusato ingiustamente per il brutale omicidio della moglie, Mills si dà alla fuga braccato da implacabili agenti della CIA e dell’FBI. Consumato dalla rabbia, il suo unico scopo è quello di rintracciare i veri assassini, esigere la sua vendetta e proteggere l’unica cosa che conta per lui ora, sua figlia.

Nella storia del cinema ci sono esempi di franchise in cui il terzo capitolo è inferiore al secondo – come nel caso di Terminator o Rocky– e altri in cui è il terzo a detenere il trono – come nel caso del signore degli anelli. Taken 3, purtroppo, appartiene alla prima categoria, ed il “purtroppo” si riferisce non tanto al fatto che sia inferiore rispetto al secondo quanto piuttosto che se già il secondo non era nulla di speciale, questo lo è ancora di meno. La trama tirata su per questo episodio è leggermente diversa da quanto visto inizialmente nei primi capitoli. La perdita vera e propria è quella di Mills il protagonista del film. Una volta svelato il suo personaggio di padre amorevole – vendicativo, replicare l’effetto WOW diventa difficilissimo, per questo motivo “Taken 2 la vendetta” è inferiore al primo, poiché giocando secondo le stesse regole finisce per annegare nel già visto. Per “Taken 3” Luc Besson (regista acclamato, sceneggiatore di questo film), decide di cambiare qualcosa non tanto nella sostanza quanto nell’estetica. Ma nel farlo rotola faticosamente verso l’autocelebrazione del personaggio interpretato da Liam Neeson, rendendo a tutti gli effetti “Taken 3” un elogio di Bryan Mills, un film che viene portato avanti solo giocando sulla bontà degli spettatori, ovvero del forte legame che questi hanno con il franchise.

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A fornire indizi circa l’inconsistenza di questo capitolo è anche la struttura della pellicola, prima che le cose comincino ad ingranare, dove per cominciare ad ingranare intendo Mills che inizia la sua scalata personale verso la vendetta (personale), ci vuole un bel po’. Nei primi venti minuti non succede nulla, i personaggi finiscono con l’essere ridondanti e mal appuntati poiché strizzano l’occhio solo a chi ha già visto i due film precedenti ed è in grado di manifestare quell’empatia necessaria ad andare avanti (sopportare) con la visione.

L’interpretazione di Liam Neeson permette di salvare il salvabile, che comunque è troppo poco. La presenza nel cast del premio oscar Forest Whitaker rimane invece marginale lasciando basiti per la goffagine con cui questo personaggio è stato gestito, a metà tra un antagonista e un persecutore della verità. Franck Dotzler, questo il nome del detective interpretato da Whitaker, ha una sua unità investigativa e di questa si ha modo di conoscere i vari (quasi tutti) elementi che la compongono. Il team da subito si mette sulle tracce di Mills, ma egli, da ex agente delle forze speciali quale è, è sempre due passi avanti a loro. La sovrabbondanza di personaggi e il tentativo di fuggire dalla routine rodata (e già vista) dei primi due capitoli non permette di focalizzarsi perfettamente sulle vicende narrate poiché dopo la prima parte di nullaccadimento si è bombardati tra l’inseguimento a Mills e l’inseguimento di Mills. Tanto che il nemico (quello vero) ha avuto così poco modo di essere scoperto da risultare una macchietta.

Non è chiaro se davvero questo Taken 3 sarà l’ultimo capitolo della saga, da una parte dispiace concludere la saga così male, dall’altra invece è meglio non continuare su questo andazzo poiché Besson pare aver finito le idee valide e pure in questo tentativo d’innovazione che avrebbe dovuto infondere nuova linfa vitale, si è finito con l’assistere ad un capitombolo della struttura narrativa stessa che perisce sotto l’uso smodato di violenza e vendetta che sono parte integrante del dna di Mills, e l’unico elemento per cui piace ai fan, e per cui il film è stato fatto.

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Dennis Trotta Capo supremo della galassia cinematografica

Nacqui, e ora vivo tra un tiro a canestro e un film di Spyke Lee, poi la mia palla tirata un po' più su finì proprio sulla testa di quei tipi laggiù. Il più grosso si arrabbiò fece una trottola di me e la mamma preoccupata disse "vattene su cinetainmèn' ".

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